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La vendetta di Gwangi: Allosauri al lazo!

Diventati una vera e propria mania per pubblico e registi, i dinosauri sono tra i protagonisti assoluti del cinema di fantascienza degli anni Cinquanta e Sessanta. Risale a questo periodo una marea di titoli più o meno fantasiosi, più o meno amati dal pubblico, con protagonisti i mostri preistorici più disparati inseriti nelle ambientazioni più improbabili.

Uno di questi, meritevole di citazione, è l'Allosauro protagonista del dinowestern La vendetta di Gwangi (1968). Si tratta di un film decisamente originale, reso incredibile dall'ambientazione: alcuni cowboy trovano in una valle deserta il terribile Gwangi e, dopo averlo catturato al lazo (!), lo portano in città per farlo esibire durante un rodeo. Neanche a dirlo, il terribile Allosauro, fatto fuori un elefante, riesce a scappare seminando terrore in città. Tutto finisce con la morte del mostro che, come da copione, incarna il simbolo di una Natura incontrollabile quanto inconsapevole. Incredibile la sequenza finale: Gwangi irrompe nella cattedrale in cui si
sono rifugiati tutti e muore emettendo grida strazianti, avvolto dalle fiamme di un incendio che devasta tutto.

Il film, per quanto mosso da una trama zoppicante, ha il merito di portare sul grande schermo i mitici dinosauri creati dal grande Ray Harryhausen, animati in modo eccezionale con la tecnica dello stop-motion. Tutta da godere è la scena della lotta dell'Allosauro Gwangi con lo Stiracosauro, mentre i cowboy a cavallo ronzano intorno ai due litiganti senza sapere che pesci pigliare. Tecnicamente impressionate è invece la scena della cattura di Gwangi al lazo: l’iterazione tra attori e modellino è gestita in modo magistrale. Il tutto tenendo presente che una sola agitata di coda di Gwangi, realizzata con decine di fotografie montate in successione, poteva costare un’intera giornata di lavoro. Nel corso della scena che ci mostra la gola del canyon in cui sono sopravvissuti i dinosauri troviamo anche uno Pterodattilo che artiglia la bella di turno.


Gwangi non nacque dalla fervida fantasia di Harryhausen ma da quella del suo maestro Willis H. O'Brien, che nel 1956 aveva sceneggiato La valle dei disperati (1956) rispolverando un vecchio progetto accantonato da tempo: inizialmente Gwangi doveva essere un enorme scorpione ma poi prevalse la scelta del dinosauro.

A titolo di curiosità va citata la scena in cui un piccolo Gallimimus scappa dai cowboy che lo inseguono finendo dritto nelle fauci di Gwangi: una scena che non può non ricordare il “sol boccone” con cui il T-Rex di Jurassic Park si pappa un Gallimimus in fuga... Conoscendo Spielberg e il suo amore per il cinema di genere ci piace pensare che sia un omaggio al grande Harryhausen.

Dinosauri piumati? Dalla Siberia la sconvolgente scoperta.

Dimenticate tutto quello che sapevate sui dinosauri o almeno sul loro aspetto: niente più pelle dura e squamata, ma soffici piume ricoprivano la loro corazza. Questa almeno l'ipotesi emersa dall'ultima scoperta scientifica fatta da un gruppo di ricercatori in Siberia.

Il team di scienziati, guidato dal paleontologo belga Pascal Godefroit, secondo quanto riportato dal news.sciencemag.org, avrebbe trovato in Siberia fossili di dinosauri inaspettatamente piumati. Gli studiosi hanno denominato questa nuova specie Kulindadromeus zabaikalicus. Secondo la ricostruzione fatta dai ricercatori, questo tipo di dinosauro aveva zampe grandi e corte, una lunga coda ed era lungo circa un metro e mezzo. Ma ciò che lascia più sorpresi è la presenza di piume su schiena busto e collo.

Non è questo, però, il primo caso di scoperta di un fossile di dinosauro piumato nella storia della paleontologia. Altri ritrovamenti in Cina e Nord America avevano fatto giungere a conclusioni simili, ma in entrambi i casi si trattava di carnivori, stavolta invece si parlerebbe del primo dinosauro erbivoro con piume su tutto il corpo. Quanto scoperto in Siberia, potrebbe portare i paleontologi del Royal Belgian Institute of Natural Science a concludere che tutti i dinosauri fossero ricoperti di piume.


Il cavernicolo di Liverpool...

Caveman, distribuito in Italia con il titolo Il cavernicolo, è una commedia del 1981 che racconta la storia di una tribù di uomini primitivi la cui vita viene stravolta dall'arrivo di Atuk, un simpatico cavernicolo proveniente da un villaggio vicino che, nonostante il fisico mingherlino, riesce a spuntarla su tutti grazie alla vivace intelligenza. Atuk insegna ai compagni come camminare eretti, suonare musica e accendere il fuoco attirandosi le antipatie del potente Tonga ma anche l’attenzione della più bella donna della tribù.

Commediola leggera e scanzonata, ricca di gags un po’ sgraziate, il film si affida completamente alla presenza di Ringo Starr (batterista dei Beatles) nel ruolo di Atuk, qui affiancato dalla bella Barbara Bach, che l’anno seguente diventerà sua moglie. Tuttavia vale la pena citare la presenza di un giovane Dennis Quaid e del simpaticissimo John Matuszak, che quattro anni dopo interpreterà il gigantesco Sloth ne I Goonies.

                         

Come in tutte le commedie ambientate in epoca preistorica non si rinuncia alla presenza improbabile dei dinosauri, che qui vengono tirati in ballo per offrire il fianco a improbabili gags. Tra tutti meritano di essere ricordati l'Allosauro che ulula alla luna nel trailer e il Tirannosauro pacioccone che si massaggia il pancione quando vede gli appetitosi omuncoli e che cammina barcollando dopo essersi drogato ingoiando il cespuglio di Cannabis che Atuk gli ha infilato tra le zanne. Tutti i dinosauri usati sul set, compreso l’enorme uovo, sono stati costruiti da Jim Danforth e mossi da Randall W. Cook in stop motion.

Transformers 4: buona la prima!

Successo nelle sale italiane per il primo week end di programmazione del quarto capitolo, Transformers 4 - L'era dell'estinzione, della saga dedicata ai giocattoli Hasbro firmata dal regista Michael Bay. L'atteso esordio supera positivamente la prima prova ai botteghini e la pellicola in 3D ricca di effetti speciali è stata accolta dal pubblico calorosamente in termini di incassi aggiudicandosi nei primi cinque giorni di proiezione 3.877.258 euro, sfiorando i 4 milioni.
I dinobot e Optimus Prime cacciano così dal podio, dopo due settimane, la commedia "Mai così vicini" di Rob Reiner, regista di "Harry ti presento Sally". Scende di un posto anche il fortunato "Maleficent", con Angelina Jolie che, all'ottava settimana, resta comunque sul podio in terza posizione. 

Un milione di anni fa...una bionda tra i dinosauri!

Benché tra l’estinzione dei dinosauri e la comparsa dell’uomo ci siano la bellezza di oltre 60 milioni di anni, il cinema e la televisione si sono spesso lasciati conquistare dall'accattivante immagine di cavernicoli alle prese con bestioni alti come una casa di cinque piani.

Il film Un milione di anni fa (1966) è certamente il film di riferimento, anche se in realtà si tratta del remake di Sul sentiero dei mostri (1940). Animata da una bellissima Rachel Welch nei panni di una cavernicola sexy oltre ogni misura, la pellicola si ambienta un milione di anni fa, in una non bene specificata “età della pietra”, durante la lotta fra il Popolo delle Rocce e il Popolo delle Conchiglie. Tutto cambia quando un Uomo delle Rocce incontra una bellissima Donna delle Conchiglie... A parte la trama che teletrasporta gli amanti di Shakespeare al tempo delle caverne, il film propone spettacolari quanto improbabili apparizioni di dinosauri che impressionarono il pubblico, grazie alla consolidata bravura del solito Harry Harryhausen, uno dei più grandi curatori di effetti speciali di Hollywood, specializzato nella tecnica dello stop-motion, che dichiarò placidamente: “Sapevamo che uomini e dinosauri non si sono mai incontrati, ma non facemmo quel film per i professori”. Per la precisione i dinosauri che vediamo apparire sono un Archelone (una testuggine gigante realizzata riprendendo una vera tartaruga), un Allosauro che attacca il villaggio e si sbrana un uomo, un placido Brontosauro, un Triceratopo che lotta con un Allosauro e un grifagno Pteranodonte che rapisce la bellissima Rachel Welch per darla in pasto ai suoi famelici “pulcini”. Per questa scena Harryhausen diede il meglio:

Non potendo far rapire davvero Rachel Welch da un modellino di pochi cm di larghezza escogitò un trucco di montaggio: la bella Rachel, nel tentativo di difendersi dagli artigli del Pterodonte, cade dietro a un piccolo masso – stacco – sostituzione della vera Rachel con un piccolo modellino umano posizionato tra gli artigli del mostro – stacco – ripresa dell’uccellaccio che vola via con la donnina tra gli artigli. 

           

Tutti i modellini realizzati da Harryhausen per il film sono strati conservati, anche se il Triceratopo e lo Stiracosauro sono stati modificati per essere “riciclati” sul set de La vendetta di Gwangi (1968).

Spielberg assassino di dinosauri: bufale del web e altri guai.

Ebbene sì, anche una star come Steven Spielberg può diventare vittima di una "bufala" sul web. Proprio in questi giorni, il regista e produttore premio Oscar è entrato nell'occhio del ciclone a causa di una foto pubblicata su Facebook dove compare in posa davanti al “cadavere” di un triceratoposul set di Jurassic Park.


A postare la foto sul social fondato nel 2004 da Mark Zuckerberg, è stato Jay Branscomb, comico e umorista 2.0, che ha commentato la "bravata" con un sarcastico appello: Vergognosa foto di un cacciatore felicemente in posa accanto a un triceratopo appena trucidato. Per favore, condividere in modo che il mondo possa identificare e svergognare quest’uomo spregevole”.

Assurda la reazione di molti animalisti che, indignati, hanno inveito contro Spielberg , definendolo "assassino di animali". Alcuni, dimostrando di non avere le idee chiare sui dinosauri, hanno incolpato il regista dell'estinzione di questi splendidi animali preistorici, arrivando a chiedere l'intervento delle istituzioni per "fare giustizia".

Ma proprio quando la bufala era all'apice (in poco tempo oltre 30 mila condivisioni e quasi 6mila commenti), un'altra foto, pubblicata da Branscomb con Spielberg in groppa allo squalo protagonista dell'omonimo film, ha tolto ogni dubbio sulla veridicità, già palesemente dubbia, della "notizia". 


Dinosaurus!: quando essere di serie B non è un problema...

Un gruppo di operai al lavoro su un’isola caraibica scoprono accidentalmente i corpi congelati di un uomo di Neanderthal e di due dinosauri, più precisamente un Brontosauro e un T-Rex. Colpiti da un fulmine i tre fossili tornano in vita: l’uomo delle caverne stringe amicizia con un ragazzo dell’isola e adotta il Brontosauro, mentre il T-Rex semina terrore sull'isola. Dopo mille avventure, che causano la morte dell’uomo di Neanderthal e del tenero Brontosauro, Bart decide di affrontare il T-Rex a bordo di una scavatrice meccanica: dopo un estenuante duello sul bordo di una scogliera, finalmente l’uomo riesce ad avere la meglio sul dinosauro facendolo cadere in mare.

Film low budget, diretto nel 1960 da Irvin Yeaworth, già regista del mitico Blob – Fluido mortale (1958), Dinosaurus! è considerato un autentico cult della fantascienza di serie B. Inizialmente la parte di Bart era stata assegnata a Steve Mc Queen ma per ragioni misteriose il contratto non venne mai firmato. I due dinosauri protagonisti sono animati in stop-motion: particolarmente significativa e suggestiva la scena finale dove la scavatrice lotta contro il dinosauro diventando una sorta di mostro meccanico. Inutile sottolineare che il tutto è servito in una salsa avventurosa del tutto priva di senso paleontologico: i tre corpi vengono trovati congelati assieme, ma il Brontosauro risale a 150 milioni di anni fa, il Tirannosauro a 70 milioni di anni fa e l’uomo di Neanderthal a “soli” 130.000 anni fa.

                                      

Per cercare di recuperare parte dei soldi spesi per realizzare i modellini il produttore li riciclò sul set due serie televisive: il Tirannosauro venne affittato dalla troupe impegnata a girare il popolare show L’isola di Gilligan, per la puntata della terza edizione in cui Gilligan sogna di trovarsi improvvisamente nell'era delle caverne.

Transformers 4: un po' di numeri...


Quando si parla di un'uscita cinematografica attesa così tanto come Transformers 4 -L'era dell'estinzione non si possono che citare numeri da capogiro, anche se ancora provvisori almeno in Italia, dove il film è arrivato nelle sale solo ieri e deve ancora superare il primo weekend di programmazione. 

Il quarto capitolo della saga con protagonisti i tanto amati robot-veicoli  alieni è uscito negli Stati Uniti il 27 giugno e tra il 25 e 26 in gran parte del mondo. Fino ad ora ha totalizzato  752 milioni di dollari, di cui 210 in patria.  Il Paese che ha dimostrato il più grande amore per i giocattoli della Hasbro è la Cina dove la pellicola ha superato persino gli incassi di Avatar.

Ma grandi sono anche i costi di ovvero 210 milioni di dollari per 163 minuti di film pieni di effetti speciali in 3D dove però l'adrenalina è assicurata e firmata Michael Bay. Insomma i dinobot hanno già conquistato i botteghini di mezzo mondo, riusciranno a fare lo stesso anche con quelli italiani?


Viaggio al centro della Terra, un viaggio nel mito.

Viaggio al centro della Terra (1959) di Henry Levin è la prima trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Jules Verne. Nonostante le numerose differenze che lo allontanano dal romanzo, il film restituisce con grande efficacia l’atmosfera avventurosa descritta dallo scrittore, soprattutto grazie alle magnifiche scenografie di  Lyle R. Wheeler e gli effetti speciali di Lenwood Ballard Abbot, James B. Gordon e Carl Faulkner.

I dinosauri che la squadra di esploratori incontra durante il viaggio verso il centro del pianeta non sono quelli descritti da Verne, ossia un Ittiosauro e un Plesiosauro, ma un branco di Dimetrodonti e un improbabile camaleonte rosso gigante, così descritto nel sensazionalistico trailer dell’epoca.

Tralasciando quest’ultimo essere scaturito dalla fantasia degli sceneggiatori, il branco di Dimetrodonti che cerca di sbranare la bella Carla (Arlene Dahl) è formato in realtà da iguana rinoceronte a cui una squadra di abili truccatori ha applicato sulla schiena alte creste spinose. Riprese mentre si muovevano su un set preparato ad arte, con caverne e montagne ricreate in miniatura, le iguana
venivano poi proiettate su schermi posti sul fondo della scena su cui si muovevano gli attori in carne e ossa, ovviamente ingrandite centinaia di volte. L’effetto finale era quello di grossi mostri che si muovevano in libertà, non più a scatti come accadeva con i modellini ripresi con la tecnica stop-motion. Non si trattava certo di una tecnica nuova, visto che i “slurpasauri”, come vengono chiamati in gergo questi rettili truccati da dinosauri, venivano già usati fin dagli anni Trenta, ma qui l’uso del colore e del cinemascope li ha resi davvero sensazionali.

                                 

Anche se la critica dell’epoca li trovò abbastanza datati e ridicoli, il pubblico dimostrò di gradirli garantendo al film un discreto successo. Il ricorso a questa tecnica, decisamente più economica dei costosi modellini da animare in stop-motion, ci spiega la scelta degli sceneggiatori di non mostrare le specie citate nel romanzo: per quanto bravi fossero i truccatori assoldati dalla Twentieth Century Fox non sarebbero riusciti a trasformare delle lucertole o delle iguane in Ittiosauri e Plesiosauri, ossia in creature marine dalle grosse pinne e dal lunghissimo collo.

Nonostante la nomination all’Oscar per gli effetti speciali Viaggio al centro della Terra non riuscì a vincere l’ambita statuetta, che quell’anno andò a Ben Hur.

Sulle orme dei dinosauri...

Il titolo di questo post potrebbe sembrare quello di un film, ma ben riassume la situazione in cui csi sono trovati alcuni contadini nella provincia cinese del Sichuan quando, intenti nel loro lavoro, si  sono imbattuti in alcune tracce di dinosauri.

Ma ci sono già dei precedenti. Già ad agosto dello scorso anno, nella stessa provincia e precisamente a Guilin, contea della città di Luzhou, vennero scoperte in una roccia alcune impronte di dinosauri. Ora, però, sembrerebbe siano apparse nuove tracce misteriose di dinosauri.

Proprio i contadini hanno scoperto che vi sono parecchie orme nella località di Shifengwo. In questi giorni gli esperti cinesi e i ricercatori stranieri hanno effettuato un sopralluogo per analizzare le tracce rinvenute.
Secondo quanto reso noto dagli esperti, sarebbero state scoperte circa 300 impronte di dinosauri appartenenti almeno a tre specie diverse. Gli esperti ritengono che risalgano al periodo del Cretacico inferiore e che appartengano a teropodi. Se così fosse, sarebbero le impronte di carnosauri più lunghe scoperte in tutta la Cina: si espandono per 69 mt e ci sono circa 80 impronte delle quali la più lunga è di 60 cm!

Allegro sì, ma non troppo...

Una delle migliori proposte italiane al cinema made Usa con tema i dinosauri è il film del 1977 di Bruno Bozzetto dal titolo Allegro non troppo. Con buona ragione la pellicola può essere considerata la risposta nostrana al disneyano Fantasia. Inizialmente, secondo i progetti del regista, doveva trattarsi di un corto animato sulla colonna sonora del Bolero di Maurice Ravel, brano che lo aveva letteralmente stregato, suggerendogli una marcia di “qualcosa” in continuo crescendo. Al Bolero si sono poi affiancati gli altri pezzi che compongono questo straordinario concerto animato: il Valzer triste di Sibelius, la Marcia Slava n. 7 di Dvorak, il Concerto in do maggiore di Vivaldi e L’uccello di fuoco di Stravinskij.

Il soggetto si sviluppò poi in una direzione semplice quanto ambiziosa: la storia dell’evoluzione della vita, un crescendo biologico che seguisse passo passo la partitura di Ravel. Dal genio di Bozzetto e dei suoi sceneggiatori emerse così l’idea di far cominciare tutto dalla fine: in una Terra ancora desolata un’astronave abbandona una bottiglia di Coca-Cola, da cui fuoriesce una gocciolina di bevanda che da essere informe si evolve pian piano in esseri mastodontici, fino a formare un corteo di dinosauri in marcia verso il deserto. Ricorda Bozzetto: “Quei dinosauri erano troppo grandi e troppo numerosi! Hanno richiesto uno sforzo straordinario da parte di due animatori eccezionali quali Giovanni Ferrari e Walter Cavazzuti. Ma in particolare sono stati un vero tormento per Carlo Beretta e Stefano Nuzzolese, che hanno dedicato quasi due anni a disegnare le ombre sfumate su ognuno di quei grandi corpi, utilizzando la sola matita. E questo per migliaia di disegni. Non ho mai avuto il coraggio di chieder loro quante ne abbiano consumate!”.

                              

Inutile cercare rigore paleontologico nei dinosauri di Bozzetto, poiché sono esseri scaturiti dalla fantasia,
inseguiti dal fuoco che arma la mano di una scimmia minacciosa destinata a un grande futuro di sopraffazione e violenza.


Lo Spinosauro: un tipo da film...


Lo Spinosauro è uno dei dinosauri più inflazionati della storia del cinema. Carnivoro, risalente al Cretacico superiore (100-98 milioni di anni fa), misurava oltre 15 metri di lunghezza per 7 tonnellate di peso. È uno dei più grandi predatori terrestri di tutti i tempi. Pur essendo un animale di terraferma, Spinosaurus trascorreva gran parte del suo tempo in acqua, come i coccodrilli e gli ippopotami. I denti ben spaziati e conici, non a lama di coltello, erano adatti ad afferrare prede guizzanti, come i grandi celacanti d'acqua dolce del genere Mawsonia.

Lo Spinosauro compare nel film Jurassic Park III. Poiché all'epoca i nuovi resti non erano ancora stati descritti, venne ricostruito con proporzioni corporee da stereotipo del dinosauro carnivoro, e con un muso differente, dotato di numerosissimi denti e del tutto simile a quello dei dinosauri affini Baryonyx e Suchomimus. In una scena del film lo vediamo abbattere un Tirannosauro, dopo una breve ma titanica lotta. In natura i due giganteschi predatori non si sono mai incontrati - il primo visse in Africa, 30 milioni di anni prima del secondo, vissuto in Nord America - ma si può ipotizzare che il Tirannosauro fosse molto più agile e veloce sulla terraferma e che, con un morso come quello che nel film infligge al rivale, avrebbe potuto tranciare facilmente il collo di uno Spinosauro.

Anche nel film Transformers: Age of Extinction, in uscita il 27 giugno 2014, saranno presenti alcuni dinosauri, i dinobot, ispirati agli omonimi personaggi della serie animata originale (1984) visti anche in un lungometraggio per il cinema distribuito nei paesi anglosassoni (Transformers: the Movie, 1986). Questa nuova trasposizione sul grande schermo prevede un rinnovato team di dinobot, comprendente anche uno Spinosauro di nome Scorn.

Anche Rudy, l'enorme “cattivone” de L'Era Glaciale 3, viene spesso identificato come uno Spinosauro,
anche se in realtà ha le fattezze di due forme affini, Baryonyx e Suchomimus.

L'era Glaciale 3 e l'arrivo del T-Rex...

L'era Glaciale è una delle più fortunate saghe di cartoni animati degli ultimi anni, con protagonisti animali preistorici, cosa ben diversa dai dinosauri all'epoca dei fatti narrati nel film già estinti. Sid e i suoi amici - due mammiferi preistorici: il mammut Manfred e la tigre dai denti a sciabola Diego- nel terzo capitolo della saga incontrano però il Tirannosauro.

Una vera e propria sorpresa per il pubblico e per gli stessi protagonisti tanto che in L’Era Glaciale 3 – L’alba dei dinosauri (2009) Ellie, alla vista del T-Rex, afferma spaventata: “Credevo che quelli là fossero estinti!” e Manfred risponde: “Allora quello è un fossile molto arrabbiato!”. In realtà più avanti scopriremo che quel pasticcione di Sid, il bradipo, ha trovato tre uova di dinosauro provenienti da una terra desolata e nascosta in cui i grandi rettili sono sopravvissuti al'estinzione di massa, proprio come avviene nel romanzo Il mondo perduto scritto da Arthur Conan Doyle. Le gigantesche uova, a cui Sid vuol fare ostinatamente da mamma, si schiudono lasciando uscire tre pestiferi cucciolotti di T-Rex (battezzati Gustuovo, Chiara e Tuorlino) che la mamma premurosa si affretta a riprendersi, trascinandosi via il povero bradipo e quindi tutta la combriccola di amici. Appena arrivati nel mondo perduto dei dinosauri, i nostri eroi vengono attaccati da un Anchilosauro, dal quale fuggono lasciandosi scivolare sulla groppa di un pacifico Brachiosauro.

                         

Il film è zeppo di riferimenti ad altre pellicole con dinosauri protagonisti, una su tutte quel “Nessuno muova un muscolo” pronunciato da Manfred davanti al Tirannosauro che richiama dichiaratamente la stessa battuta pronunciata da Alan Grant durante l’incontro con il T-Rex in Jurassic Park.

Jurassic World: indiscrezioni...

Continuano ad arrivare anticipazioni dal set di Jurassic World
E, intanto, cresce l'attesa per i fan della saga a tema preistorico e non solo. In queste settimane alle Hawaii, stanno girando le scene dell'ultimo capitolo e, come già era successo qualche tempo fa, dal set del film è trapelata una fotografia. L'indiscrezione sull'ultima fatica di Steven Spielberg è arrivata dal profilo Twitter del regista Colin Trevorrow che ha commentato così l'immagine: "Sabato. 4 di mattina"Immediata la corsa on line per capire cosa si cela dietro allo scatto che raffigura l'impronta di una mano insanguinata sulla fiancata di un veicolo dell'unità veterinaria.


Fonte: blog.screenweek.it

Il quarto capitolo della saga dedicata ai dinosauri non riprenderà la storia da dove si era interrotta nel terzo, ma ben 22 anni dopo le vicende raccontate nel primo film.  Spielberg, impareggiabile produttore, e Colin Trevorrow in cabina di regia rappresentano una garanzia per un evento cinematografico che terrà tutti con il fiato sospeso fino al 12 giugno 2015, data di uscita del film. Nel cast: Bryce Dallas Howard, Ty Simpkins, Jake Johnson e Vincent D’Onofrio e ovviamente il protagonista Chris Pratt.




La Cava dei dinosauri: un tesoro che rischia di scomparire.

foto di René Querin
Può uno dei siti paleontologici più importanti d'Italia essere completamente abbandonato? Sì, se diviene argomento di un lunghissimo contenzioso tra i proprietari della cava in cui si trova e la Pubblica Amministrazione. Il sito in questione è la Cava dei Dinosauri che si trova ad Altamura, una cittadina della provincia di Bari.

Il valore inestimabile del luogo è dovuto non solo alla presenza di decine di migliaia di impronte conservate in ottimo stato, ma anche al ritrovamento del cranio di un uomo di Neandertal, risalente a circa 50.000 anni fa e chiamato Uomo di Altamura. Un valore riconosciuto anche dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) che lo ha proposto come luogo da tutelare nel VII Censimento "I Luoghi del Cuore".
Il giacimento di Altamura è stato analizzato dai paleontologi dell’Università La Sapienza di Roma. Gli studi effettuati hanno portato a rivedere le ipotesi sulla conformazione della regione Apulia nel tardo Cretaceo. Ma non solo: i paleontologi, basandosi sulle impronte trovate, hanno anche ipotizzato un nuovo tipo di dinosauro, chiamato Apulosauripus federicianus, un erbivoro di circa 5 metri di altezza e 2 tonnellate di peso.


Una star di nome Godzilla: le origini.



Godzilla by “Caveman Chuck” Coker, on Flickr
by  â€œCaveman Chuck” Coker 
Creative Commons Creative Commons Attribution-No Derivative Works 2.0 Generic LicenseLe origini di quello che può essere considerato il mostro più famoso di Hollywood non sono così conosciute quanto le sue sembianze mostruose. Nel 1954  Tomoyuki Tanaka della Toho Film, ispirato dal gigantesco protagonista de Il ritorno del dinosauro (1952) decide di produrre un rifacimento e di affidarne la regia a Ishiro HondaProtagonista della pellicola sarebbe stato un dinosauro appartenente a una specie inventata, per la precisione un gigantesco Gojirasauro.

Chiamato inizialmente dagli sceneggiatori il mostro Gojira, stiamo parlando ovviamente di Godzilla. Si tratta di una parola di fantasia risultato della fusione del termine occidentale “gorilla” con quello giapponese “kuijra”, ossia balena. L’occidentalizzazione in Godzilla si deve ai distributori americani.
Il Gojirasauro sarebbe dunque un dinosauro vissuto nel Cretaceo, ma sopravvissuto all'estinzione grazie all'ambiente protetto delle isole pacifiche di Odo e Ragos. Apparterrebbe alla stessa specie dei Tirannosauri, a cui somiglia parecchio. La grandezza smisurata sarebbe dovuta alle radiazioni atomiche che investirono le isole durante gli esperimenti americani. Un mostro feroce e distruttivo, anche se, nel corso degli anni, lo vedremo spesso ergersi a difensore del Giappone contro ogni sorta di nemico.


Godzilla - King of the monsters by la.furia, on Flickr
 by  la.furia 
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Il suo aspetto si rifà alle conoscenze paleontologiche dei primi anni Cinquanta, quando si era abituati a raffigurare il Tirannosauro perfettamente eretto sulle zampe posteriori. Tuttavia, al fine di conferirgli un aspetto ancora più minaccioso, i suoi creatori gli aggiunsero caratteristiche proprie di altre specie, come le placche ossee tipiche dello Stegosauro  e il codone dell’Iguanodonte.

A causa delle radiazioni atomiche da cui è stato investito, e delle quali si nutre voracemente, Godzilla si è mutato in una creatura anfibia in grado di camminare sul fondale degli oceani e di emettere dalla bocca un potente raggio atomico blu generato da una speciale ghiandola simile a un reattore nucleare. Grazie alla grande quantità di radiazioni assorbite è in grado di emettere un potentissimo raggio rosso cento volte più potente di quello blu. Il suo corpo è interamente coperto di scaglie resistenti a tutto e le sue cellule modificate gli consentono di rigenerare immediatamente le parti recise o ferite.

A chi assomigliano i dinosauri?

Se fino a poco tempo fa potevamo assimilare con facilità  i dinosauri agli elefanti o alle lucertole, recenti studi sul loro metabolismo hanno rilevato, invece, una netta somiglianza con gli squali o le tartarughe (fonte: DailyGreen).

Una scoperta importante per la risoluzione del dilemma che assilla gli scienziati da circa cinquant'anni: i dinosauri erano animali a sangue caldo o freddo? La risposta, infatti, è legata al funzionamento del loro metabolismo. Sapere quale fosse la loro temperatura corporea rivelerebbe tanti aspetti del loro comportamento ancora solo ipotizzati, come per esempio la velocità di movimento.

I risultati di recenti studi, pubblicati in un articolo pubblicato sulla rivista Science, hanno dimostrato che la loro temperatura corporea era a metà tra quella degli animali a sangue caldo e quella degli animali a sangue freddo. Le ricerche effettuate dal team di John M. Grady dell'University of New Mexico dimostrano che i dinosauri potevano, entro alcuni parametri, regolare la temperatura corporea proprio come alcune tartarughe, gli squali e i tonni.

Per giungere a tali conclusioni, i ricercatori hanno comparato oltre 400 vertebrati, sia estinti sia ancora esistenti,e messo in relazione tutti i dati ottenuti. Dopo tale operazione, sono arrivati a definire il metabolismo di questi affascinanti animali preistorici un compromesso tra quello ectotermico ed endotermico.

Toy Story, quando il dinosauro diventa giocattolo...

Da sempre i dinosauri sono tra i giochi preferiti dei bambini. In un film dedicato al
mondo dei giocattoli non ne poteva assolutamente mancare uno. Parliamo ovviamente di Rex, il simpaticissimo Tirannosauro verde tra i protagonisti della saga di Toy Story. Presente in tutti i tre film (1995-2010), Rex si contraddistingue per il perenne stato d’agitazione in cui si trova, una vera e propria “ansia d’abbandono”: sa benissimo di non essere spaventoso come Tirannosauro e ha quindi paura che il suo amato Andy lo possa abbandonare, preferendogli un dinosauro più realistico.

 Ed è proprio questo contrasto tra aspetto e carattere a conquistare subito il pubblico, tanto da aggiudicarsi il quarto posto tra i personaggi più amati del film, subito dopo Buzz, Woody e JessieRex non sa ruggire, non sa spaventare e detesta discutere dimostrando sempre di essere d’accordo con tutti. È anche debole di stomaco, mancino, maldestro, perde spesso la coda e si capotta per nulla!  


                                                


È talmente amato dai bambini per via del suo carattere adorabile e indifeso che si è guadagnato diversi camei in altri film: lo vediamo fare capolino in Wall-E, silenziosamente riposto tra le meraviglie che il robottino accantona nel suo nascondiglio, e nei crediti di Monster & Co. In Toy Story 2 lo vediamo inseguire un’automobilina giocattolo riflesso nello specchietto retrovisore: una simpatica citazione al mitico inseguimento alla jeep del T-Rex in Jurassic Park. È anche protagonista di un simpatico corto Pixar in cui lo vediamo insolitamente scatenato nel tentativo di animare una festa in una vasca da bagno!

                                           

Transformers 4- L'era dell'estinzione: aspettando i dinobots...

Grande attesa per l'uscita nelle sale di Transformers 4- L'era dell'estinzione. Oltre alla curiosità dei fan per un nuovo capitolo della saga, a catalizzare l'attenzione stavolta ci sarà anche la versione meccanica dei dinosauri ovviamente firmata da  Michael Bay. La pellicola in 3D arriverà nei cinema statunitensi venerdì 27 giugno, mentre in italia dovremo attendere fino al 16 luglio!

Dopo il successo dei primi tre film, il sequel con protagonisti i robot della Hasbro e gli attori Mark WahlbergJack Reynor, Nicola Peltz e Kelsey Grammer rischia di far impazzire i botteghini per l'esordio sul grande schermo dei Dinobots.                                                                                                                                                                                                                            
                                    
La storia riprenderà da dove si era interrotta nel terzo, Transformers: Dark of the Moon, dopo la ritirata dei Decepticon e con il mondo praticamente distrutto. Ma la pace conquistata duramente non è destinata a durare a lungo...

Il parco dei sogni... Jurassic Park!


Una pietra miliare per i film sui dinosauri e non solo è sicuramente Jurassic Park, il colossal firmato da Steven Spielberg nel 1993. Una pellicola che è riuscita a far presa sull'immaginario collettivo grazie alla maestria negli effetti speciali e nell'utilizzo della tecnologia digitale, ma anche grazie ad una trama avvincente, tratta dal romanzo omonimo di Michael Crichton. Per la prima volta nella storia del cinema, i dinosauri prendevano forma sotto la guida di un vero paleontologo, Jack Horner, secondo tesi scientifiche aggiornate per quegli anni e attraverso una tecnica digitale interamente gestita dal computer (il cosiddetto CGI, ossia Computer Generated Imagery), destinata a far scuola a tutta la produzione digitale per gli anni a venire.

Tra inseguimenti mozzafiato, formule matematiche, lezioni di paleontologia e qualche morale ecologista, il film ci conduce nel fantastico mondo dei dinosauri, insegnandoci molto sulle loro abitudini e sfatando diversi miti. Per la prima volta, il Tirannosauro non si muove eretto come Godzilla, ma corre col corpo parallelo al terreno, usando la coda come timone. Il pubblico entra anche in contato con specie poco note che diventeranno delle vere e proprie star paleontologiche. Indiscutibile la magia di alcune scene: la rivista Empire ha inserito quella dell’incontro con il Brachiosauro al 28° posto nella classifica delle scene più belle della Storia del Cinema.

                                     

Errori e imprecisioni a parte, i tre Oscar - miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali - ne hanno sancito l'ascesa nell'Olimpo cinematografico. Con i suoi 1.029.153.882 di dollari ai botteghini di tutto il mondo, Jurassic Park è stato a lungo il film di maggior incasso, superato da Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare solo nel 2011. Meno fortunati, anche se sempre di grandissimo successo, i due sequel: Il mondo perduto – Jurassic Park (1997) e Jurassic Park III (2001). Grande l'attesa per il prossimo capitolo: Jurassic World (2015).